Si deve stare insieme per il bene dei figli?

Separarsi è un trauma per i figli?

La separazione di una coppia è un evento che può accadere. Il senso di responsabilità verso i figli non deve essere diretto a mantenere a tutti i costi un legame che, in altri momenti della vita, si è scelto con convinzione, ma che, per tante ragioni, non riusciamo più a costruire di giorno in giorno e portare avanti insieme.
Naturalmente, dopo una approfondita valutazione se si decide di separarsi, l’attenzione più grande da parte di entrambi i genitori deve essere rivolta ai figli.

Da coppia coniugale a coppia genitoriale

Rancori, delusioni, senso di tradimento ci potranno essere, tuttavia è fondamentale che la coppia riesca a passare da coppia “coniugale” a coppia “genitoriale”, cioè due genitori che si occupano dei figli senza soluzione di continuità dal punto di vista del dialogo e della collaborazione.

Conflittualità e trauma

Sembra fantascienza, ma è molto importante che ciò avvenga perché

non è la separazione dei genitori come coppia coniugale ad essere traumatica per i figli, è indiscutibilmente traumatica la separazione conflittuale e la gestione conflittuale del rapporto tra genitori

La Mediazione Familiare si propone come una specifica risorsa volta a sostenere i genitori in conflitto durante la fase della separazione e del divorzio e successivamente in caso di difficoltà a relazionarsi anche dopo aver stabilito gli accordi.

La risorsa della Mediazione Familiare

La Mediazione è un percorso in cui un terzo imparziale è sollecitato dai genitori ad aiutarli a gestire le difficoltà emotive ed organizzative peculiari della frattura del legame coniugale. Il percorso si presenta quindi come uno spazio di incontro in un ambiente nel quale la coppia ha la possibilità di negoziare le questioni relative alla propria separazione, e confrontarsi sia negli sugli aspetti relazionali, organizzativi, educativi, e economici.

Accordi condivisi

I genitori sono incoraggiati dal mediatore ad elaborare in prima persona gli accordi che meglio rispondano ai bisogni di tutti i membri della famiglia, con particolare riguardo all’interesse dei figli.
Gli accordi presi in Mediazione risultano più condivisi, più soddisfacenti per sé e per i bambini, e quindi più rispettati nel tempo.
La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un’ottica di continuità genitoriale.

LA MEDIAZIONE NON E’ SEMPRE POSSIBILE….

infatti viene esclusa quando:

  • La relazione all’interno della coppia è caratterizzata da forme di violenza psicologica (è un insieme di atti, parole o sevizie morali, minacce e intimidazioni utilizzati come strumento di costrizione e di oppressione, come la derisione, la gelosia, la svalutazione, il disprezzo, l’isolamento dagli affetti e amicizie, l’uso del potere economico come arma verso l’altro….) e fisica.
  • Se i genitori non riconoscono reciprocamente che l’altro è un genitore “sufficientemente buono” per i loro figli. Questo riconoscimento permette di avviare un lavoro di consapevolezza sui ruoli genitoriali e sulla progettazione di una buona modalità di comunicazione per il bene dei propri figli. Diversamente la sfiducia nella capacità genitoriale dell’altro (che non sia solo espressione di un risentimento transitorio per la separazione) non permette di avere una base comune su cui fondare le scelte condivise che riguardano i figli.
  • Se lo spazio della mediazione viene utilizzato come teatro di rivendicazioni o scontri fine a se stessi o ,se l’intenzione è strumentale e finalizzata in campo giudiziario, da una delle due parti a “dimostrare” che l’altro genitore non è “collaborativo”.
  • Quando lo sbilanciamento tra la possibilità di autodeterminazione (dal punto di vista economico, di stato psicofisico), di una parte e dell’altra è così grande da mettere a rischio i diritti della parte più fragile in una “trattativa” in cui si reitera il forte sbilanciamento.

Il percorso di mediazione familiare non è un percorso terapeutico.

E i figli?

I figli minorenni non partecipano alla mediazione familiare perche’ sono i genitori che hanno la responsabilita’ della gestione di scelte così importanti,
i figli possono pero’ vivere l’esperienza dei gruppi di parola.

Per ulteriori informazioni:
Dott.ssa Simonetta Guaglione
Psicologa Clinica e Mediatrice Familiare (socia A.I.Me.F. n.1263)
Tel. 3393638941

Guarda il filmato