Quando il problema diventa il cibo: i disturbi alimentari

 

I disturbi alimentari sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per la forma del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile, ma ci sono evidenze del fatto che queste problematiche stanno crescendo anche tra i maschi adolescenti.
A tutt’oggi sembra che ci sia una prevalenza maggiore nelle società industrializzate, nelle quali c’è abbondanza di cibo e dove il concetto di essere attraenti è associato a quello di essere magri. Le immagini di perfezione fisica si sono diffuse rapidamente grazie al web e al marketing commerciale portando le persone ad una insoddisfazione eccessiva sulla propria immagine corporea.

Il decorso del disturbo alimentare

Il decorso della malattia è variabile: da situazioni di estrema sofferenza psicologica a condizioni gravi con una marcata compromissione della salute per malnutrizione e aumento di rischio di mortalità.
Tra i vari aspetti osservabili nella persona con disturbo alimentare, si possono riscontrare:

  • forte disagio rispetto al proprio corpo;
  • distorsione dell’immagine corporea;
  • regolazione degli affetti disturbata;
  • bassa autostima;
  • perfezionismo;
  • difficoltà di mentalizzazione e cioè di capacità di avere una teoria della mente che guidi nella comprensione degli stati mentali e dei comportamenti propri e altrui;
  • compromissione dello sviluppo del sé.

I comportamenti tipici

In una persona con disturbo alimentare si possono osservare comportamenti tipici, ad esempio:

  • digiuno,
  • restrizione dell’alimentazione,
  • dieta ferrea,
  • abbuffate con ingestione di una grande quantità di cibo in un breve lasso di tempo accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo,
  • vomito autoindotto,
  • assunzione impropria di lassativi e/o diuretici al fine di contrastare l’aumento ponderale,
  • intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso.

La vita della persona viene completamente stravolta: tutto è riferito al cibo e alla paura di ingrassare per cui diventa difficile potere condividere momenti conviviali con gli altri, o esporre il proprio corpo, o fare altre cose piacevoli.

I familiari e coloro che si occupano di persone con disturbo alimentare

In famiglia il disturbo alimentare porta un malessere diffuso per tutti i membri: genitori, fratelli, altri parenti. Sensazioni di impotenza, angoscia, forti emozioni e tentativi di opporsi alla situazione cominciano a circolare e piano piano rendono sempre più difficile passare momenti sereni personali e di gruppo. La vita sociale diminuisce quasi completamente perché i genitori sono continuamente vincolati all’osservazione della situazione e alle richieste del disturbo. Spesso il problema non è adeguatamente compreso da altri familiari o conoscenti e giudicato come un fallimento del ruolo genitoriale. I naturali progetti per il futuro della persona e dell’intera famiglia sono messi in attesa e le interazioni relative al cibo dominano sempre più tutte le relazioni sociali.
Eisler (2005) spiega che, dal punto di vista della cura, capire come le famiglie riorganizzano le loro vite attorno al problema è molto più importante che il conoscere come il disturbo si è sviluppato. Questo è spiegato dal fatto che alcune abitudini possono contribuire a mantenere il problema e a limitare le capacità della famiglia di utilizzare le proprie risorse per superarlo.
La famiglia e i suoi componenti hanno risorse importanti che possono essere messe utilmente in campo al servizio del fronteggia mento del disturbo.

I trattamenti

Diversi sono i modelli riportati in letteratura per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione. Le evidenze scientifiche riportano buoni risultati per quello che riguarda gli interventi integrati dove la persona e la famiglia vengono prese in carico da una équipe multidisciplinare integrata composta da psicologo, psichiatra e dietista o dietologa che possono lavorare sui diversi piani presenti in campo: terapia individuale con la persona con disturbo dell’alimentazione, terapia familiare con la famiglia, ingaggio su una dieta regolare e corretta, eventuale temporanea prescrizione di farmaci dove se ne ravvedesse la necessità.
Altri buoni risultati sono riportati dalla terapia cognitivo-comportamentale CBT-E.

Psicologa Dott.ssa Stella Segatori

 

BIBLIOGRAFIA

Fonagy P., e Target, M., 1997, Attaccamento e funzione riflessiva, Cortina.
Lingiardi V. e Mc Williams N., 2018, PDM-2 Manuale Diagnostico Psicodinamico, Cortina.
Dalle Grave R., 2016, Come vincere i disturbi dell’alimentazione, Positive Press

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