Un nuovo modo di stare al mondo

Quante volte noi genitori ci siamo chiesti come educare i nostri figli all’uso delle nuove tecnologie?

E mentre noi ce lo chiediamo e cerchiamo di conoscere questo nuovo mondo, osserviamo che i ragazzi già lo praticano con una velocità e conoscenza maggiore della nostra?

Per i nativi digitali è naturale e semplice vivere continuamente connessi al mondo del web, conducendo talvolta una vita parallela per noi incomprensibile. E’ vero, ci siamo entrati anche noi nel mondo virtuale, ci piace, ci aiuta nel lavoro, nella vita privata, ci ha fatto conoscere nuovi modi di stare in relazione con gli altri, comunicare, organizzarci per incontrarli e questo ce lo fa apprezzare. Ma spesso la riteniamo comunque un’attività parziale, che completa e integra le nostre abitudini di sempre, come quella di cercare le informazioni sui libri, incontrare gli altri dal vivo, cercarli al campanello di casa o al telefono fisso.

Come cambia quindi la visione del mondo e come si evolvono le relazioni con gli altri? Mentre stiamo ancora ad osservare il fenomeno cercando di coglierne le caratteristiche, altri comportamenti emergono continuamente alla nostra attenzione.

Il fenomeno è molto articolato e richiede una conoscenza specifica del singolo caso, ma ad una prima osservazione notiamo almeno due modalità di comportamento dei ragazzi che si intrecciano con l’uso del web: il ritiro sociale e la sovraesposizione sociale. Il ritiro sociale che si presenta con una chiusura nei propri spazi vitali e con una dipendenza da internet che spesso il contatto con il mondo reale, la sovraesposizione che si manifesta con l’esibizione esasperata di se’ o di parti del proprio corpo o nel cyber bullismo.

Focalizzando l’attenzione sul fenomeno del ritiro sociale, possiamo osservare che l’adolescente si chiude nella sua stanza, apparentemente isolandosi dal mondo, ma rimanendo di fatto in contatto con il mondo intero nella pratica della navigazione via web. Ci preoccupiamo delle relazioni che può stringere, al di fuori del nostro controllo, di quello che può conoscere, talvolta di suggestivo o pericoloso. E ci chiediamo cosa possiamo fare. Gli esperti ci consigliano di mantenere il più possibile il dialogo con nostro figlio o figlia, in modo da orientare, riflettere sugli stimoli che intercettano, sui comportamenti che apprendono, per significarli insieme e orientare una riflessione e una scelta matura. Ma non sempre questo è facile o possibile. Talvolta il ragazzo si chiude in se stesso, si smarrisce nella vastità del web e perde il senso del tempo. A noi sembra che stia perdendo qualcosa, che lo stare chiuso tante ore in solitudine possa rappresentare un blocco della crescita. E talvolta lo è davvero.

Sappiamo che nell’adolescenza il ragazzo si trova a vivere un momento difficile della vita, dove tanti sono i cambiamenti da affrontare verso un nuovo Sè adulto. Il corpo si trasforma e diventa un corpo sessuato portando in primo piano l’aspetto dell’identità, del desiderio e della relazione con l’altro sesso, diventa prioritario il confronto con i pari con richieste di adeguatezza e messa in discussione delle precedenti certezze e modalità di scambio, si sente come impellente la messa alla prova delle proprie capacità e preme il bisogno di una diversa relazione con i genitori verso una fisiologica separazione e futura autonomia. Talvolta è difficile affrontare tutto questo e allora una soluzione possibile è quella dell’isolamento, di una chiusura al mondo.

Il genitore è il primo a percepire queste fatiche e le difficoltà che possono nascere quando non siano adeguatamente affrontate e superate. Per l’adolescente la difficoltà nel mentalizzare un nuovo corpo, accettarlo, e sentirlo parte di sé, lo fa diventare qualcosa di ingombrante, un aspetto che espone al giudizio degli altri e quindi di se stessi, non rispondendo alle attese che suppone ci siano da parte degli altri. Lo sguardo degli altri diventa troppo faticoso da sopportare. E allora una soluzione può essere quella di frapporre uno strumento fra la persona e il mondo, fra l’aspettativa del mondo e la disillusione della propria realtà. Nascondendosi agli altri e contemporaneamente provando a soddisfare il bisogno di relazione, nel circuito del web e di un falso sè.

E’ come se si attuasse un blocco, un fermo del processo evolutivo. E questo preclude la fioritura del ragazzo, intesa come possibilità di procedere nel naturale processo di crescita affettiva e intellettiva.

Il dialogo psicologico può rimettere in circolo le comunicazioni familiari, dare significato ai comportamenti, costruire un senso condiviso su quello che sta accadendo. L’intervento di un professionista della salute che aiuta ad osservare la situazione può accompagnare alla comprensione del problema e a superare la fase di difficoltà, per ripartire e dare slancio al processo evolutivo del ragazzo e di tutta la famiglia.

Psicologa – Dott.ssa Stella Segatori (331.1336502)

Studio Aliante – Psicologia e mediazione a Forlì

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